LUIGI BRIGANTI “Fortunello”

LUIGI BRIGANTI “Fortunello”

Al momento dell’armistizio stava svolgendo il servizio militare ad Ivrea, presso il 64° Reggimento Fanteria. Briganti si diede subito ad organizzare un gruppo di soldati per resistere ai tedeschi e più tardi, insieme ad alcuni compagni, raggiunse le formazioni partigiane che si stavano organizzando in Valle di Lanzo, distinguendosi per il suo valoroso comportamento. La massima ricompensa al valore militare gli è stata conferita con questa motivazione: “Comandante di distaccamento di una formazione partigiana, dà ripetute, vivissime prove di temerarietà ed ardimento, incitando e trascinando i compagni nelle azioni più rischiose. Nel corso di un’azione isolata contro impianti militari delle truppe nazifasciste, compiuta a Casale Monferrato, cade prigioniero in mano nemica. Sottoposto alle più atroci torture nell’intento di ottenere da lui notizie sulla organizzazione delle locali forze partigiane, rifiuta sdegnosamente di fornire la benché minima informazione. Liberato dai suoi compagni, quando già innanzi a lui era stato schierato il plotone di esecuzione, nonostante che le profonde ferite causategli dalle torture non fossero ancora rimarginate, riprende il posto di combattimento con immutato slancio. Ancora convalescente, evita con atto di suprema generosità la certa cattura di un ufficiale delle formazioni garibaldine, cedendo a questi il proprio nascondiglio e volontariamente costituendosi alle truppe nazifasciste. Nuovamente sottoposto ad altre più feroci e beffarde torture, dà, ancora una volta, esempio di altissima fedeltà alla causa, opponendo ai barbari aguzzini il suo eroico, doloroso silenzio. Liberato con uno scambio di prigionieri, seppur costretto a camminare su occasionali stampelle, trova tuttavia la forza di partecipare alle operazioni militari svoltesi nelle giornate conclusive della Liberazione. Esempio veramente luminoso di assoluta dedizione, tenacia e completo sprezzo della vita”. Nel dopoguerra Luigi Briganti, tornato alla sua Lentini, aveva svolto la professione con tale abnegazione da essere indicato come “il medico dei poveri”. In occasione dei solenni funerali di Briganti (che durante il XIV Congresso nazionale dell’ANPI, a Chianciano Terme, era stato eletto alla presidenza onoraria), il Presidente Ciampi ha inviato alla moglie (Francesca), del valoroso partigiano, il seguente messaggio: “Ho appreso con tristezza la notizia della scomparsa di Luigi Briganti, Medaglia d’Oro al Valor Militare per meriti acquisiti nella Resistenza. Giovane combattente per la libertà, ottenne questo prestigiosissimo riconoscimento per lo straordinario e generoso slancio con cui seppe affrontare la prigionia e la tortura durante la guerra di liberazione nella zona dell’Alto Monferrato. Difensore della città di Alessandria, che ha voluto conferirgli la cittadinanza onoraria, ha continuato ad ispirare il suo generoso impegno di medico a quei valori di libertà e di solidarietà che avevano segnato il suo percorso di formazione umana e professionale. Con questa consapevolezza rivolgo a lei, gentile signora, ed ai suoi figli l’espressione del mio partecipe cordoglio.”



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